News - Contec AQS

TUTTE LE NEWS

Rischio Radon: guida alla valutazione

guida rischio gas radon

Un documento tecnico di Contec AQS fornisce linee guida per le modalità di rilevazione e valutazione del rischio gas Radon, specificando criteri di individuazione degli ambienti di lavoro, numero di misure e livelli limite di concentrazione

 

Il radon è elemento chimico radioattivo non percepibile dai nostri sensi, prodotto dal decadimento di Torio e Uranio. Il radon viene generato continuamente da alcune rocce della crosta terrestre, principale fonte di immissione nell’ambiente insieme ad alcuni materiali di costruzione.

Il radon si disperde in atmosfera, ma all’interno di ambienti chiusi si accumula e può essere particolarmente insidioso per la salute. Tra gli agenti fisici responsabili di malattia, il gas radon è stato classificato come la seconda causa di neoplasia polmonare nei fumatori e come prima nei non fumatori.

È possibile proteggersi dal Radon individuando in che modo e in che quantità si è esposti all’inquinante.

La principale fonte di radon è il suolo, quindi i locali degli edifici collocati nei seminterrati o al piano terreno sono quelli maggiormente interessati dal fenomeno.

I riferimenti normativi

Il D. Lgs. 26 maggio 2000, n. 241 “Attuazione della direttiva 96/29/EURATOM in materia di protezione sanitaria della popolazione e dei lavoratori contro i rischi derivanti dalle radiazioni ionizzanti” è il riferimento legislativo che disciplina le misure di valutazione del rischio di esposizione al radon.

Nei luoghi di lavoro vige l’obbligo per il datore di lavoro di valutare il rischio di esposizione al radon in quegli ambienti, sotterranei o semisotterranei (con almeno tre pareti confinanti con il terreno), in cui i lavoratori permangono per almeno 10 ore al mese.

La valutazione del rischio si basa su apposite misurazioni, i cui risultati forniscono indicazioni circa il rispetto o meno del limite stabilito dalla normativa.

Tra le varie attività lavorative considerate a rischio ci sono quelle durante durante le quali i lavoratori e, eventualmente, persone del pubblico sono esposti a prodotti di decadimento del radon o del toron o a radiazioni gamma o a ogni altra esposizione in particolari luoghi di lavoro quali tunnel, sottovie, catacombe, grotte e, comunque, in tutti i luoghi di lavoro sotterranei

 

Scarica gratuitamente la guida Contec AQS sulle modalità di rilevazione e valutazione del rischio gas Radon

Modalità di rilevazione e valutazione del rischio gas Radon

Definizioni di luogo di lavoro e di ambiente sotterraneo

Criteri per l’individuazione degli ambienti di lavoro nei quali effettuare le misure

Numero di misure e posizionamento dei dosimetri

Livelli limite di concentrazione

Resoconto delle misure

 


Contattaci per avere maggiori informazioni

Un documento tecnico di Contec AQS fornisce linee guida per le modalità di rilevazione e valutazione del rischio gas Radon, specificando criteri di individuazione degli ambienti di lavoro,...

> Read more

Delega di funzioni in materia ambientale: alcuni chiarimenti

Delega_ambientale

 

Una sentenza della Cassazione Penale ha introdotto significative novità legate alla dimensione dell’impresa, ovvero la sua l’articolazione e complessità tecnico-funzionale

 

Nel Sistema di Gestione Ambientale-SGA l’azienda può decidere di trasferire compiti e responsabilità a soggetti diversi dal titolare attraverso lo strumento della delega di funzione per la gestione degli adempimenti ambientali.


Il quadro normativo di riferimento


I sistemi di gestione ambientale sono disciplinati a livello internazionale attraverso lo standard ISO 14001 e a livello europeo dal regolamento EMAS. Per quanto riguarda la delega di funzioni in materia ambientale il nostro ordinamento non presenta disposizioni specifiche, ma la sua disciplina è affidata alla sola elaborazione giurisprudenziale della Corte di Cassazione.

La sentenza n. 52636 del 20 novembre 2017 della terza sezione della Cassazione Penale, per esempio, ha introdotto significative novità legate alla dimensione dell’impresa, ovvero la sua l’articolazione e complessità tecnico-funzionale.

Condizioni oggettive di ammissibilità per la delega di funzioni in materia ambientale

dimensione dell’impresa, la struttura tecnico-funzionale

certezza della delega

effettivo trasferimento dei poteri in capo al delegato

precise e ineludibili norme interne o che disciplinano il conferimento della delega

onerosità della delega

 


La sentenza n. 52636 del 20 novembre 2017


La sentenza n. 52636 del 20 novembre 2017 fa cadere la condizione oggettiva della dimensione, affermando che anche in un’organizzazione a struttura semplice la delega è da ritenersi valida. L’atto di delega deve comunque essere espresso, inequivoco, certo e investire un soggetto con le  necessarie competenze tecniche e dotato di potere decisionale e di intervento.


Il direttore tecnico di uno stabilimento, con delega in materia ambientale presso un insediamento produttivo di Novi Ligure, era stato condannato a € 4.000,00 di ammenda per non avere osservato le prescrizioni imposte dalla Provincia con l’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA). Il condannato si era difeso affermando di aver delegato tutte le attività in tema di prescrizioni AIA a un suo sottoposto, ma il Tribunale non aveva ritenuto efficace tale delega, a causa della – presunta – ridotta complessità organizzativa dello stabilimento. Il condannato aveva fatto ricorso in Cassazione lamentando che il Giudice aveva motivato l’inefficacia liberatoria della delega di funzioni da lui rilasciata perché lo stabilimento non rispondeva ai criteri dimensionali e di necessaria complessità organizzativa elaborati dalla giurisprudenza.


La terza sezione della Cassazione Penale, con sentenza n. 52636 del 20 novembre 2017, ha accolto il ricorso del direttore tecnico affermando:

In tema di reati ambientali, non è più richiesto, per la validità e l’efficacia della delega di funzioni, che il trasferimento delle stesse sia reso necessario dalle dimensioni dell’impresa o, quanto meno, dalle esigenze organizzative della medesima, attesa l’esigenza di evitare asimmetrie con la disciplina in materia di prevenzione degli infortuni sul lavoro, la quale, a seguito della entrata in vigore dell’art. 16 del D. Lgs. n. 81 del 2008, non contempla più tra i requisiti richiesti per una delega valida ed efficace quello delle “necessità.

 


L’introduzione del concetto di subdelega


La sentenza n. 52636 del 20 novembre 2017 affronta anche il tema della subdelega, riconoscendo che, previa intesa con il datore di lavoro, il soggetto delegato possa a sua volta sub-delegare specifiche funzioni – anche in materia ambientale – in analogia con quanto previsto in materia di salute e sicurezza sul lavoro dal comma 3-bis dell’art. 16, Decreto Legislativo n. 81/2008.

Per l’efficacia liberatoria della delega restano invariate le condizioni soggettive di ammissibilità, elaborate volta per volta dalla giurisprudenza, di cui abbiamo già parlato in precedenti articoli del blog.

 

Condizioni oggettive di ammissibilità per la delega di funzioni in materia ambientale

 

capacità e idoneità tecnica del soggetto delegato

divieto di ingerenza da parte del delegante nell’espletamento dell’attività del delegato

insussistenza di una richiesta d’intervento da parte del delegato

mancata conoscenza della negligenza o della sopravvenuta inidoneità del delegato

accettazione volontaria delle delega da parte del delegato

 


Contattaci per avere maggiori informazioni

  Una sentenza della Cassazione Penale ha introdotto significative novità legate alla dimensione dell’impresa, ovvero la sua l’articolazione e complessità tecnico-funzionale &n...

> Read more

Premio“Imprese per la sicurezza”: la tutela dei lavoratori è anche un valore competitivo

 

A Roma l’evento conclusivo della sesta edizione del Premio “Imprese per la sicurezza”, promosso da Inail e Confindustria per valorizzare i progetti migliori in materia di prevenzione

 

Inail e Confindustria hanno consegnato i riconoscimenti alle aziende finaliste della sesta edizione del premio “Imprese per la sicurezza”, promosso insieme all’ Associazione premio qualità Italia e Accredia per dare visibilità a buone pratiche ed esempi virtuosi delle aziende che hanno scelto di investire in sicurezza.

Con oltre 192 iscrizioni raccolte, 65 aziende sono state ammesse alla stesura dell’application e, di queste, 14 sono state sottoposte a un approfondito processo di valutazione.

Il Comitato di premiazione – composto da rappresentanti del mondo imprenditoriale, istituzionale e accademico – ha scelto infine scelto i vincitori.

Ad aggiudicarsi l’Award è stata:

Eni Mediterranea Idrocarburi SpA, che gestisce le attività di estrazione e produzione di idrocarburi sul territorio siciliano.

I cinque Prize sono stati assegnati a:

Caterpillar Prodotti Stradali Srl, che produce un’ampia gamma di attrezzature per la costruzione e manutenzione stradale;

Iguzzini Illuminazione Spa, che produce sistemi di illuminazione architetturale intelligenti per interni ed esterni;

Impresa Percassi Spa, che opera nel segmento dell’edilizia civile privata, nella progettazione e realizzazione e nei restauri;

Sapa Spa, che si occupa dello stampaggio di componenti in plastica per il settore automotive;

Società Italiana per l’Oleodotto Transalpino (Siot) Spa, che si occupa di ricezione e trasporto di liquidi petroliferi mediante condotte.


Guarda il video


Con questa iniziativa Inail e Confindustria riconoscono il valore delle imprese che si impegnano concretamente per la sicurezza sul lavoro, diffondondendo quei progetti più significativi che possono rappresentare modello e obiettivo cui rivolgersi.

La diffusione della cultura di impresa, in ottica di miglioramento continuo dei livelli di tutela della salute e della sicurezza, vede nella formazione e informazione per la prevenzione degli strumenti di azione indispendabili.

Fonte: Inail


Contattaci per maggiori informazioni

 

  A Roma l’evento conclusivo della sesta edizione del Premio “Imprese per la sicurezza”, promosso da Inail e Confindustria per valorizzare i progetti migliori in materia di prev...

> Read more

Controlli sul corretto fissaggio del carico dei veicoli industriali

sicurezza corretto fissaggio del carico

In caso di violazione dei requisiti di sistemazione del carico viene considerata la responsabilità dei vari soggetti della filiera dell’autotrasporto: in prima battuta il caricatore e in casi specifici il vettore, il committente e il proprietario della merce

 

La Direzione Centrale per la Polizia Stradale del Ministero dell’Interno ha recentemente diffuso una Circolare – Circ. n. 300/A/9133/19/108/5/1 – indirizzata agli organi di Polizia e contenente indicazioni operative per i controlli sul carico dei veicoli industriali, identificando sanzioni e corresponsabilità del caricatore.

La Circolare ha finalità di chiarimento in merito ad alcuni aspetti attuati dal Decreto del ministero dei Trasporti numero 215/2017 e di lettura omogenea in tutta l’Unione Europa delle disposizioni relative ai controlli sul fissaggio del carico dei veicoli industriali con massa complessiva superiore a 3,5 tonnellate.

I temi affrontati nella circolare sono:

  • Corretta sistemazione del carico, per evitarne la fuoriuscita dal vano o addirittura il ribaltamento del veicolo
  • Soggetti incaricati dei controlli e delle sanzioni: oltre agli ispettori del ministero dei Trasporti, anche gli agenti della Polizia stradale possono contestare una violazione, individuata da carenze macroscopiche (es. “carico disposto su un lato e non bilanciato, assenza di cinghie o catene dove previste, cinghie o catene prive di etichetta di omologazione o etichette non leggibili”)
  • Violazioni al Codice della Strada e verifica della responsabilità degli altri soggetti della filiera dell’autotrasporto, a partire dal caricatore che può escludere la propria responsabilità qualora compili una corretta check list conforme ai protocolli del carico secondo la norma UNI EN 12195-1
  • Perdita del carico in caso d’incidente stradale e acquisizione di documentazione fotografica e descrittiva dettagliata dello stato della merce e dei sistemi adottati per l’ancoraggio.

Fonte: Trasporto Europa

 


Contattaci per maggiori informazioni

In caso di violazione dei requisiti di sistemazione del carico viene considerata la responsabilità dei vari soggetti della filiera dell'autotrasporto: in prima battuta il caricatore e in c...

> Read more

SAFETY DAY CONTEC | Nuovi approcci e strumenti per la gestione dei rischi

Scarica gratuitamente le slide iscrivendoti a UNICA – News tecnica contec


4 WORKSHOP gratuiti con crediti RSPP – ASPP

13 novembre 2019


Torna il Safety Day Contec, la formula di formazione avanzata che unisce le competenze di Contec AQS e Contec Industry.

Nuovi approcci e strumenti per la gestione dei rischi  in un’unica giornata offre:

  • 4 WORKSHOP
  • SOLUZIONI INNOVATIVE
  • CASI PRATICI
  • ANALISI E APPROFONDIMENTI

Sarà possibile effettuare l’iscrizione anche a singoli workshop e non necessariamente all’intera giornata, sulla base di interessi ed esigenze.


CONTENUTI


 

WORKSHOP 1 | 08:30 – 10:30 | 2 crediti aggiornamento RSPP ASPP

Fornitori esterni in azienda e gestione completa della sicurezza tra
opportunità, rischi e conformità legislativa

Case history: un efficace strumento di controllo puntuale delle idoneità

 


 

WORKSHOP 2 | 10:30 – 12:30 | 2 crediti aggiornamento RSPP ASPP

Il ruolo delle Funzioni Ambiente e Sicurezza per la Sostenibilità Integrata

Trasformare in vantaggio competitivo i limiti posti dalla normativa

 


 

WORKSHOP 3 |13:30 – 15:30 | 2 crediti aggiornamento RSPP ASPP

L’innovazione tecnologica a supporto dell’ergonomia nei posti di lavoro

Metodi avanzati per la valutazione dei rischi e utilizzo di sistemi di sollevamento ed esoscheletri
a supporto dei lavoratori

 


 

WORKSHOP 4| 15:30 – 17:30 | 2 crediti aggiornamento RSPP ASPP

Obblighi di manutenzione e verifiche di macchine e attrezzature

Quali sono, Come devono essere fatte, Quando devono essere fatte, Chi deve farle

 


RELATORI


Lorenzo Baraldo 

CONTEC AQS | Direttore Area Tecnica

 

Andrea Marchioro

CONTEC AQS | Consulente tecnico senior

 

Federico Fioretto

EXSULTING | CEO Founder

 

Luca Reppele

CONTEC INDUSTRY | Direttore Tecnico

 

Stefano Toxiri

ISTITUTO ITALIANO DI TECNOLOGIA | Postdoctoral Researcher – Exoskeleton Design and Ergonomics


CREDITI E ATTESTATI


Riconoscimento fino a 8 crediti per aggiornamento RSPP – ASPP


DESTINATARI


Gli incontri sono riservati a RSPP/ASPP, HSE manager, Datori di Lavoro e Delegati per la sicurezza, Direttori di stabilimento, Manutenzione, Produzione e Acquisti di medie e grandi aziende.


MATERIALE DIDATTICO


Scarica gratuitamente le slide iscrivendoti a UNICA – News tecnica contec


LUOGO


Antony Palace Hotel
Via Enrico Mattei, 26
Marcon VE

INFORMAZIONI

Contec AQS

Enrico Urbani
Cell. 345 0607423
e-mail:
enrico.urbani@contecaqs.it

Livia Manfredini
Cell. 345 9224353
e-mail: livia.manfredini@contecaqs.it

Maria Giovanna Verdesca
Tel. 045 4729854
e-mail: mariagiovanna.verdesca@contecaqs.it

Contec Industry
Federico Fabris
Cell. 3480072925
e-mail: federico.fabris@contecindustry.it

Scarica gratuitamente le slide iscrivendoti a UNICA - News tecnica contec 4 WORKSHOP gratuiti con crediti RSPP - ASPP 13 novembre 2019 Torna il Safety Day Contec, la formula di for...

> Read more

21 – 25 ottobre: Settimana Europea per la sicurezza e la salute sul lavoro

 

L’EU-OSHA, con il supporto dei suoi partner in tutta Europa, ha organizzato eventi e attività per sensibilizzare sul tema sicurezza e salute sul lavoro e promuovere una prevenzione attiva e partecipativa dei rischi

 

Il tema caldo è ancora la gestione di sostanze pericolose nell’ambiente di lavoro, oggetto della attuale campagna europea «Ambienti di lavoro sani e sicuri».

In tutta Europa sono milioni i lavoratori che sul posto di lavoro entrano spesso in contatto con sostanze pericolose e i numeri sono ancora in aumento. L’esposizione a tali sostanze può avere ripercussioni negative sulla salute dei lavoratori ed è per questo che la prevenzione è estremamente importante. Attraverso eventi e attività organizzate in tutte le nazioni, EU OSHA completa il suo obiettivo di sensibilizzazione dell’opinione pubblica su questo tema e a incoraggia lo scambio delle migliori pratiche al fine di garantire e diffondere processi di prevenzione efficace dei rischi.

La partecipazione alla Settimana europea per la sicurezza è libera: dipendenti, datori di lavoro, esperti di SSL e parti interessate possono portare il proprio contributo alla promozione di luoghi di lavoro più sani e sicuri attraverso:

  • Download e distribuzione del materiale e risorse gratuite della campagna -> disponibili qui ;
  • Organizzazione di un evento o un’attività;
  • Partecipazione a eventi e concorsi;
  • Condivisione sui social media di messaggi e materiali con #EUhealthyworkplaces.

Fonte: Eu-Osha

 


Contattaci per avere maggiori informazioni

  L’EU-OSHA, con il supporto dei suoi partner in tutta Europa, ha organizzato eventi e attività per sensibilizzare sul tema sicurezza e salute sul lavoro e promuovere una prevenzio...

> Read more

Utilizzo di esoscheletri negli ambienti di lavoro: quali sono gli impatti in tema salute e sicurezza

 

L’agenzia Europea per la salute e sicurezza sul lavoro ha pubblicato un contributo che approfondisce la recente introduzione nei luoghi di lavoro di nuovi dispositivi di assistenza indossati dal lavoratore e commenta i cambiamenti che ciò comporta per l’ambiente lavorativo e gli impatti che questi strumenti possono avere sulla sicurezza dei lavoratori.

 

L’impatto dell’uso degli esoscheletri sulla sicurezza e salute sul lavoro è il titolo dell’approfondimento edito da Eu-Osha in merito all’utilizzo di esoscheletri come approccio per contrastare i disturbi muscolo scheletrici connessi alle attività lavorative.

La normativa italiana in tema salute e sicurezza, prescrive al datore di lavoro l’obbligo di rispettare i principi ergonomici nella organizzazione delle attività, nella scelta delle attrezzature e dei metodi di lavoro, per contrastare gli effetti sulla salute del lavoro monotono e ripetitivo.

In alcuni ambienti ricorrere a misure tecniche e organizzative durante la progettazione dei luoghi di lavoro non è sufficiente e in questi contesti l’utilizzo di esoscheletri può migliorare le condizioni di lavoro.

Classificazione

Gli esoscheletri sono classificati come sistemi attivi o passivi:

  • attivi utilizzano componenti di trasmissione meccanica (motori elettrici, idraulici o pneumatici) per supportare i movimenti umani, fornendo ulteriore forza e quindi aumentano le prestazioni del lavoratore.
  • passivi usano la forza generata esclusivamente dal movimento dell’utente per sostenere il movimento umano. La variazione nelle prestazioni del lavoratore deriva dalla capacità di mantenere posizioni estenuanti per un periodo di tempo più lungo, non da una maggiore forza fisica.

Un’ulteriore classificazione è possibile a seconda delle parti del corpo coinvolte: parte alta (schiena e spalle), parte bassa (gambe) o tutto il corpo.

Attualmente non esiste un unico riferimento normativo o certificazione relativa agli esoscheletri. Un esoscheletro può essere definito come un aiuto tecnico e quindi rispondere alla Direttiva Macchine dell’Unione Europea del 2006 n. 42. Se un esoscheletro è certificato come DPI, secondo il regolamento 89/686/ECC, può essere utilizzato come misura di prevenzione per evitare lesioni correlate a lavoro o sforzo eccessivo.

Valutazione dei rischi

Secondo Eu Osha l’utilizzo di esoscheletri a supporto del sistema muscolo-scheletrico riduce il sovraccarico muscolare, ma è indispensabile approfondire anche i potenziali impatti negativi sulla salute e sicurezza e i nuovi rischi connessi a questi strumenti.

Il datore di lavoro ha l’obbligo di garantire un ambiente di lavoro sano e sicuro a tutti i lavoratori, attraverso la valutazione e la prevenzione di tutti i rischi. L’introduzione degli esoscheletri impone negli ambienti di lavoro impone automaticamente che vengano presi in considerazione i possibili rischi correlati al loro utilizzo, rafforzando le misure di prevenzione la formazione e l’informazione dei lavoratori.

Per approfondire i contenuti del rapporto Eu – Osha clicca qui.


L’utilizzo di esoscheletri sarà oggetto di uno dei 4 workshop organizzati per il Safety Day Contec del 13 novembre 2019 a Venezia. Leggi qui e iscriviti

Il tema dell’innovazione tecnologica a supporto dell’ergonomia nei posti di lavoro sarà affrontato a più voci, portando in aula l’esperienza in ambito sicurezza dei consulenti Contec AQS e Contec Industry insieme alle nuove prospettive provenienti dal mondo della ricerca grazie al prezioso contributo dell’ Ing. Toxiri dell’Istituto Italiano di Tecnologia.

Fonte: Eu-Osha


Contattaci per avere maggiori informazioni

  L’agenzia Europea per la salute e sicurezza sul lavoro ha pubblicato un contributo che approfondisce la recente introduzione nei luoghi di lavoro di nuovi dispositivi di assistenza ...

> Read more

Nuove prospettive: l’HSE Manager come promotore della Sostenibilità Integrata

Il ruolo dell’HSE manager è in fase di grande trasformazione per uscire dal limbo della compliance e mettere a frutto il grande potenziale che questa figura professionale possiede per lo sviluppo dell’impresa, in linea con le esigenze dei tempi e dei mercati

 

Dalla recente esperienza d’incontrare i responsabili sicurezza e ambiente delle maggiori imprese italiane, dall’auto alla siderurgia, dalle multiutility alle costruzioni, ho riportato due considerazioni fondamentali:

📌  Molti HSE manager sono consapevoli che per approfittare dei vantaggi offerti da una strategia globale di sostenibilità, ed evitare di aggiungere semplicemente costi al proprio bilancio, l’impresa deve superare definitivamente il vecchio paradigma Corporate Social Responsibility che vede la sostenibilità come un argomento di “spin” per il marketing e la comunicazione

📌  La figura dell’HSE manager si trova di fronte a un’opportunità straordinaria di ridefinire completamente il proprio ruolo, mettendo a frutto appieno un ventaglio di competenze e un punto di vista sui processi aziendali di rara profondità


Il vantaggio della strategia globale di sostenibilità non è solo nella comunicazione


Recentemente ho preso parte ad un evento dedicato agli HSE manager dove, presentando alla platea una serie di casi studio (Tra cui il caso del progetto UNIDO – FKL – SAFECHEM ),  ho evidenziato come il vero contenuto delle strategie e pratiche di sostenibilità alla performance aziendale è la capacità di generare innovazioni radicali di processo, prodotto/servizio e modello di business, o Catena del Valore.

Nei casi presentati, la caratteristica comune è che i vantaggi sia economici che ambientali e sociali prescindono dall’essere o meno comunicati al pubblico. Essi si realizzano nell’efficienza produttiva e nell’uso delle risorse, nell’eliminazione di rischi ambientali e di sicurezza, nella migliore soddisfazione dei bisogni degli stakeholders, nella motivazione e nel coinvolgimento del personale, nella produttività, nell’allineamento tra gli interessi dei soggetti nella Catena del Valore con evidente sinergia negli sforzi e miglioramento dei risultati.

Dopodiché, i vantaggi reputazionali del brand e di marketing sono una conseguenza quasi automatica. Per di più i dati di ricerca più approfonditi confermano che il cliente finale non è realmente disposto a pagare una differenza di prezzo per queste caratteristiche. Perciò l’impresa che scommettesse il payback dei propri investimenti in sostenibilità sulla sola comunicazione e sulla sua capacità di influire positivamente sulle vendite si ritroverebbe ben presto con amare sorprese.

Il feedback da una platea del livello di quella del CPGO (Club Prevenzione Grandi Organizzazioni di AIAS – Associazione Italiana Ambiente e Sicurezza) mi ha ampiamente confermato che a questo livello di competenza il discorso è completamente acquisito.


Le competenze HSE per andare oltre la Compliance


Se le linee guida dei Piani di Sostenibilità devono essere orientate strategicamente, tenere conto dei rischi caratteristici dell’attività e tradursi in buona parte in innovazioni nei processi industriali e di modello organizzativo, poche figure come i responsabili di Ambiente, Sicurezza e Salute hanno una visione altrettanto approfondita di ciò che accade ogni giorno nell’impresa.

Le imprese che oggi costituiscono il gruppo indiscusso dei “frontrunners” della sostenibilità a livello mondiale fondano il proprio successo su innovazioni che hanno come focus gli impatti ambientali, climatici, socio-sanitari e, detto in modo più lato, la compatibilità dell’attività aziendale con la vita.

Chi meglio dell’HSE ha ogni giorno sott’occhio questi elementi? Forse proprio per questo ho potuto constatare nei contatti con molte persone in questo ruolo una grande sensibilità ai temi dello Sviluppo Sostenibile e della Sostenibilità Integrata.

In effetti, credo che sia proprio da questa classe di professionisti che potranno emergere proposte concrete e costruttive per portare la figura del responsabile Ambiente e Sicurezza a nuovi livelli di responsabilità e influenza all’interno delle imprese.

Come muoversi dunque per mettere a frutto questo potenziale? Innanzi tutto l’HSE manager deve voler allargare l’ambito delle proprie responsabilità, premessa fondamentale per aumentare la propria influenza sulle decisioni aziendali: chiaramente chi è contento del compito di assicurare la compliance normativa dell’impresa e non desidera ulteriori preoccupazioni sarà meglio non “svegli il can che dorme”.

Ma un professionista in questo ruolo che voglia salire a un gradino superiore di responsabilità e rilevanza in azienda potrà ben approfondire il tema della Sostenibilità. Per iniziare potrebbe valutare lo stato dell’impresa mediante uno strumento come l’Embedded Sustainability Index® di Exsulting, con un primo self-assessment gratuito su piattaforma web.

A partire da questa analisi, che fornisce già un primo benchmark sul grado in cui l’azienda sta utilizzando la sostenibilità per diminuire i propri Rischi e massimizzare le Opportunità, si potrà poi analizzare in dettaglio i fattori di rischio e valutare le priorità per migliorare le prestazioni.

L’ottica è centrata sui processi e solidamente fondata sui principali standard internazionali, in particolare ISO 31000:2018 per la gestione dei Rischi e ISO 26000:2010 per la Responsabilità Sociale (o Sostenibilità).

Per esperienza, ad eccezione di qualche amministratore delegato con particolare esperienza al piano della fabbrica, l’HSE manager è tra le figure più preparate a rispondere al test dell’Embedded Sustainability Index®, magari con la collaborazione di qualche collega in altri dipartimenti che possa valutare meglio alcuni aspetti finanziari e sulla Catena di Fornitura.

Quando l’azienda, sulla base della valutazione del quadro eseguita in base all’Index, intraprenderà il cammino del miglioramento dei processi e dei prodotti, l’HSE si troverà al centro del cambiamento e potrà a pieno titolo rivestire un ruolo centrale sia nella definizione delle strategie sia nel controllo dei processi al fine del loro miglioramento continuo.

Quale azienda, ben supportate da un processo di consapevolezza sul tema, non vorrebbe mettere a frutto un potenziale di questo genere? Con qualcuna abbiamo già iniziato il cammino in modo proficuo e i risultati sono assai incoraggianti.

La sfida è aperta e il futuro del ruolo dell’HSE manager in azienda è nelle sue mani, come un frutto maturo che aspetta solo di essere colto.

Queste riflessioni sono un’anticipazione di quanto verrà affrontato nel WORKSHOP sulla Sostenibilità integrata il prossimo 13 novembre 2019 – SAFETY DAY CONTEC. Iscriviti qui.

Federico Fioretto –  CEO Exsulting Srl

Federico Fioretto è amministratore delegato di ExSulting, società di advisory sulla Sostenibilità Integrata verso l’Economia Circolare. Lavora a livello internazionale come consulente e formatore nel campo della leadership e della sostenibilità strategica, oltre a tenere conferenze e seminari.


Contattaci per avere maggiori informazioni

 

 

Il ruolo dell’HSE manager è in fase di grande trasformazione per uscire dal limbo della compliance e mettere a frutto il grande potenziale che questa figura professionale possiede per lo...

> Read more

Gestione delle emergenze ambientali: cosa c’è da sapere

In caso di emergenze con contaminazione o potenziale contaminazione di matrici ambientali (suolo, acqua, aria), è necessario compiere delle azioni per prevenire o mitigare gli impatti ambientali negativi derivanti da queste situazioni

 


I principali scenari


Un’emergenza ambientale è un evento che, a causa della dispersione di sostanze pericolose, può generare conseguenze anche importanti per l’ambiente:

  • contaminazioni di corpi idrici superficiali
  • inquinamento dell’atmosfera che provoca disagi irritativi o olfattivi
  • incidenti con ricaduta ambientale in insediamenti produttivi e di servizio (impianti e depositi industriali), con fuoriuscite di sostanze pericolose in seguito al malfunzionamento di impianti, rotture di tubazioni o serbatoi, fughe di gas tossici, reazioni dovute a miscelazione di prodotti chimici, incendiesplosioni
  • incidenti con ricaduta ambientale durante il trasporto (incidenti stradali e ferroviari con rilascio di sostanza inquinante), in seguito alla rottura di cisterne, per cattivo stivaggio o utilizzo di imballaggi non idonei

 


Livelli di emergenza


La gestione delle emergenze ambientali è strettamente legata alla loro magnitudo. E’ possibile individuare 3 livelli di emergenza:

  • emergenze di modesta entità gestite dagli addetti formati presenti in azienda o in cantiere
  • emergenze di media entità gestite mediante personale qualificato reperibile H24
  • emergenze di entità tale da creare un pericolo per la salute pubblica in cui intervengono Vigili del Fuoco (soccorso tecnico), il 118 (soccorso sanitario) e le Arpa a cui spetta il compito di acquisire gli elementi necessari per la valutazione tecnica dell’evento incidentale

 


Obbligo di intervento e comunicazione


In caso di emergenza ambientale la normativa prescrive:

Ai sensi dell’articolo 242, comma 1 e 2, del D. Lgs n. 152/2006 “Al verificarsi di un evento che sia potenzialmente in grado di contaminare il sito, il responsabile dell’inquinamento mette in opera entro ventiquattro ore le misure necessarie di prevenzione e ne dà immediata comunicazione ai sensi e con le modalità di cui all’ articolo 304, comma 2 (del d.lgs. n. 152/2006).

Attuate le necessarie misure di prevenzione, il responsabile dell’inquinamento svolge un’indagine preliminare sui parametri oggetto dell’inquinamento. Laddove accerti che il livello delle concentrazioni soglia di contaminazione (CSC) non sia stato superato, provvede al ripristino della zona contaminata, dandone notizia al comune e alla provincia competenti per territorio, entro 48 ore dalla comunicazione, con apposita autocertificazione che conclude il procedimento di notifica.

L’obbligo è assistito dalla sanzione penale di cui all‘articolo 257, comma 1 e 2, sempre del D. Lgs. 152/2006: “Chiunque cagiona l’inquinamento del suolo, del sottosuolo, delle acque superficiali o delle acque sotterranee con il superamento delle concentrazioni soglia di rischio è punito con la pena dell’arresto da sei mesi a un anno o con l’ammenda da € 2600 a € 26000, se non provvede alla bonifica in conformità al progetto approvato dall’autorità competente nell’ambito del procedimento di cui agli articoli 242 e seguenti (del D. Lgs. n. 152/2006). In caso di mancata effettuazione della comunicazione di cui all’articolo 242, il trasgressore è punito con la pena dell’arresto da tre mesi a un anno o con l’ammenda da € 1000 a € 26000. Si applica la pena dell’arresto da un anno a due anni e la pena dell’ammenda da € 5200 euro a € 52000 se I’ inquinamento è provocato da sostanze pericolose.

È bene ricordare che tra i diversi soggetti coinvolti nell’ambito dei procedimenti di bonifica dei siti inquinati, oltre al responsabile dell’inquinamento e alla Pubblica Amministrazione, figura anche il proprietario dei medesimi che risulti non colpevole della contaminazione.

La legge pone in capo al proprietario incolpevole di un sito contaminato l’obbligo, qualora egli rilevi il superamento o il pericolo concreto e attuale di superamento delle concentrazioni soglia di contaminazione, di darne comunicazione alla Regione, alla Provincia e al Comune territorialmente competenti e di attuare le misure di prevenzione secondo la procedura di cui all’art. 242, D.L.vo n. 152/2006 (art. 245, comma 2, D.L.vo n. 152/2006). Spetterà poi alla Provincia, una volta ricevuta tale comunicazione, attivarsi per identificare il responsabile.

 


Gestione diretta delle emergenze


La UNI EN ISO 14001 prescrive all’organizzazione un percorso per la gestione  delle emergenze ambientali:

  • pianificazione delle azioni per prevenire o mitigare impatti ambientali negativi derivanti da situazioni di emergenza
  • pronta risposta alle situazioni di emergenza reali
  • prevenzione o mitigazione  delle conseguenze di azioni di emergenza
  • prova periodica delle azioni di risposta pianificate,
  • revisione periodica  dei processi e le azioni di risposta pianificate, in particolare dopo che si sono verificate situazioni di emergenza o di prova
  • formazione e informazione sulla preparazione e risposta alle emergenze

Nei Criteri Ambientali Minimi nell’edilizia  è specificato che le aziende non certificate sono obbligate a stendere una procedura per “preparazione alle emergenze ambientali e risposta”.

 


Pronto Intervento Ecologico (PIE) e Messa In Sicurezza di Emergenza (MISE)


In caso di eventi di contaminazione improvvisi, la messa in sicurezza d’emergenza permette di isolare un sito contaminato, così da eliminare o ridurre i suoi effetti sull’ambiente circostante.

Nelle attività di MISE, la tempestività dell’intervento e la competenza degli operatori sono fattori determinanti: l’efficacia è garantita attraverso un sistema di pronto intervento attivo H24 e un struttura ben organizzata, dotata di risorse e conoscenze delle tecniche di intervento.

Per contrastare la dispersione di contaminati in acqua, la tecnica di intervento è legata al peso specifico del contaminante:

  • se il perso specifico è minore di 1kg/dmc
    • il contenimento viene effettuato posizionando barriere assorbenti o a sifone
    • la rimozione avviene attraverso aspirazione superficiale e/o posa di materiale assorbente
  • se il peso specifico è maggiore di 1kg/dmc
    • per il contenumento si utilizzano barriere sul fondo
    • la rimozione avviene attraverso aspirazione profonda
  • se si tratta di inquinanti solubili
    • il contenimento viene effettuato con sbarramento totale del corso d’acqua
    • la rimozione avviene attraverso aspirazione totale

Nel caso di rimozione del contaminante su matrici solide è previsto:

  • utilizzo di materiali assorbenti
  • escavazione tramite benna dotata di lama e posizionata sulle aree man mano escavate

Assicurazione per il rischio di inquinamento


Per il principio di legge “chi inquina paga”, la tutela assicurativa in caso di incidente ambientale diventa una protezione necessaria per mitigare le conseguenze che nascono in seguito a un evento inquinante in materia di risarcimento danni.

Le polizze di responsabilità ambientale comprendono:

  • responsabilità ambientale insediamenti a tutela dalle conseguenze del fenomeno inquinante sulle attività produttive, depositi, stoccaggi e stabilimenti
  • attività presso terzi – adatta per chi svolge la propria attività presso cantieri oppure aziende terze
  • operazioni di carico e scarico – idonea per chi effettua operazioni carico e scarico di materiale inquinante con mezzi meccanici presso aziende terze
  • committenza del trasporto di merci pericolose, rivolta a chi affida ad aziende terze il trasporto delle proprie merci pericolose

 


Contattaci per avere maggiori informazioni

In caso di emergenze con contaminazione o potenziale contaminazione di matrici ambientali (suolo, acqua, aria), è necessario compiere delle azioni per prevenire o mitigare gli impatti ambi...

> Read more

Formazione finanziata: attenzione alle scadenze Fondimpresa

Scadenza del termine per l’utilizzo dei versamenti trasferiti dall’INPS nel 2017, disponibili sul Conto Formazione aziendale presso Fondimpresa

 

Le aziende che aderiscono a Fondimpresa, il più importante fondo interprofessionale per la formazione continua, sono vincolate da regolamento ad utilizzare le risorse del proprio Conto Formazione entro e non oltre i due anni successivi all’accantonamento.

Presentare uno o più piani formativi online entro il 31.12.2019 permette di non perdere le risorse in scadenza accumulate fino al 31.12.2017 e non ancora utilizzate.

Ricordiamo che i corsi di formazione previsti nei piani formativi possono essere erogati nell’arco del 2020 (o prima se c’è la necessità).

L’importo non utilizzato entro il 31 dicembre 2019 sarà spostato – come da Regolamento del Fondo – dal Conto Formazione dell’Azienda al conto collettivo con il quale Fondimpresa finanzia, tramite Avvisi, la formazione su tematiche prioritarie per la generalità delle imprese aderenti.


Contattaci gratuitamente per qualsiasi chiarimento e informazione riguardo il conto formazione e la disponibilità di risorse!

 

Scadenza del termine per l’utilizzo dei versamenti trasferiti dall’INPS nel 2017, disponibili sul Conto Formazione aziendale presso Fondimpresa   Le aziende che aderiscono a Fond...

> Read more
VISUALIZZA NEWS MENO RECENTI

Iscriviti a Unica - News Tecnica Contec

Autorizzo il trattamento dei dati personali